Le prime testimonianze antropiche risalgono a 40.000 anni fa. Recentemente, sono venuti alla luce in tutto il territorio numerosi manufatti che attestano la presenza dell’uomo fin dall’età del bronzo. La fascia pedemontana cela il fascino misterioso della civiltà paleoveneta (popolazione indeuropea proveniente dall’Illiria), insediatasi fra il 1200 e il 1000 a.C.. Necropoli e santuari sono testimonianza del culto dei morti e delle fonti salutifere (ritrovamenti a Villa di Villa, presso Cordignano, di una serie di bronzetti votivi e sul monte Altare, a Vittorio Veneto).
A destra la Torre S. Floriano a Vittorio Veneto
La romanizzazione dei Veneti avviene sotto forma di alleanza e protezione alcuni secoli dopo. Il rapporto con Roma porta questo territorio a diventare un municipio romano (I sec. aC). La civiltà romana lascia tracce varie e significative: la toponomastica, i cippi confinari, l’organizzazione centuriata del territorio, la via consolare Claudia Augusta Altinate che valicava le Prealpi al Passo Praderadego e scendeva nella valle del Piave mettendo in comunicazione la pianura veneta con i valichi alpini.
A destra il Castello di Cordignano
Dopo l’ordine romano sopraggiunge il disordine barbaro con l’invasione dei Longobardi calati dall’antica Alemagna (VI secolo d.C.). Accanto alle fare militari longobarde rinascono, grazie alla conversione al cattolicesimo, i luoghi di culto. Ceneda diviene centro di un ducato longobardo e sede vescovile e comincia così nel territorio la lunga presenza feudale e religiosa.
Tra il 1000 e il 1200 si affacciano nuove presenze: è il caso dell’ordine monastico-religioso dei Cistercensi di Follina che acquisiscono i diritti feudali della Sinistra Piave, avviando un processo di rivitalizzazione economica (bonifiche agrarie, tessitura a Follina); è il caso dei Da Camino, che finiscono per estendere la loro egemonia in tutta la Marca. Incursioni esterne e minacciose presenze politico-militari portano ad accettare la supremazia della Repubblica di Venezia, che svolge un importante ruolo politico, culturale ed economico a partire dal 1339 fino alla sua fine, avvenuta 1797.
Questo territorio è rilevante luogo di approvvigionamento agricolo, alimentare e di costruzione per Venezia, (si pensi al legname proveniente dal Cansiglio, trasportato lungo il Piave, per la costruzione di navi). L’essersi resi benemeriti nel servire la Serenissima procura ad alcuni la concessione di feudi; ricordiamo il castello di Cordignano, affidato al conte Guido Rangone, e il castello di Cison di Valmarino, ceduto nel 1436 al Gattamelata e a Brandolino da Bagnacavallo in ringraziamento dei servigi resi in battaglia. La viticoltura comincia ad affermarsi in questo periodo. Venezia valorizza l’artigianato tessile e l’introduzione del baco da seta. Purtroppo la decadenza della Serenissima trascina con sé anche questo territorio.
A sinistra il Caregon del Diol a Vittorio Veneto
Ad aggravare la situazione già precaria sopraggiunge la Grande Guerra che interessa in modo particolare questa zona per la sua vicinanza al Piave, fronte tra le truppe italiane e austriache definitivamente sconfitte con la battaglia di Vittorio Veneto. La breve dominazione napoleonica e la successiva austriaca, pur importanti per alcune opere pubbliche, non riescono a migliorarne le sorti e a interrompere il processo di impoverimento agricolo che perdura anche dopo il 1866, anno dell’annessione al Regno d’Italia. Carestie e malattie agricole determinano a fine secolo il fenomeno migratorio della popolazione.